Per penetrare nei dipinti di Ludovica Maria Gasparini è bene partire dal concetto di viaggio, da intendere qui
in un’accezione particolare che include e supera l’idea, ormai un po’ logora, di puro e semplice elemento
di ispirazione.
Più di una mera premessa, il viaggio è inteso dalla Gasparini come lo spostamento fisico che impone anche un
moto mentale affinché luoghi lontani possano essere esperiti e condivisi con chi abitualmente li vive in una condivisione
da interpretare come momentanea, discretissima sublimazione del possesso che è, ad evidenza, l’opposto della proprietà,
che invece non pretende la conoscenza. In altri termini la Gasparini con le sue tele racconta lo spirito dei luoghi che visita
– quasi sempre poverissimi - attraverso una rigorosa selezione delle cose che osserva e blocca con istantanee fotografiche
e rapidi schizzi, quasi si trattasse di irrinunciabili paradigmi per la totale comprensione di particolari contesti di spazio
e di tempo.
Ne deriva una suggestiva quanto particolare galleria di immagini - rese con una tecnica che nulla concede alla
sintesi e alla trasfigurazione - in cui si evidenzia quella sorta di poetica del relitto, del degrado, della corruzione che
proprio perché colta nei luoghi in cui l’opulenza è solo un miraggio teletrasmesso riesce meglio ad esprimere un’insospettabile
dimensione umana.
andrea romoli barberini